Fisco: chiarimenti sul Superbonus


In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sugli interventi di riduzione del rischio sismico e finalizzati alla efficienza energetica e sull’asseverazione tardiva (Agenzia delle Entrate – Risposta 24 febbraio 2021, n. 127).

Con specifico riferimento all’intervento riguardante le parti strutturali dell’intero edificio di parziale demolizione e ricostruzione senza variazioni di volume dal quale deriva il passaggio a due classi di rischio inferiori, l’Agenzia osserva che la SCIA è stata presentata il 26 settembre 2019 mentre l’asseverazione prevista dall’articolo 3, comma 3, del citato decreto ministeriale n. 58 del 2017 – con il quale sono state stabilite le linee guida per la classificazione di rischio sismico delle costruzioni e le modalità per l’attestazione, da parte di professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi effettuati – è stata trasmessa il 23 giugno 2020, prima dell’inizio dei lavori, ad integrazione della predetta SCIA.
Al riguardo, il citato articolo 3 del decreto ministeriale n. 58 del 2017, in vigore alla data di presentazione della SCIA, prevedeva che alla predetta segnalazione fosse allegata, per l’accesso alle detrazioni, anche l’asseverazione del progettista dell’intervento strutturale della classe di rischio dell’edificio prima dei lavori e quella conseguibile dopo l’esecuzione dell’intervento progettato.In vigenza di tale disposizione, è stato, pertanto, chiarito che un’asseverazione tardiva, in quanto non conforme alle disposizioni sopra richiamate, non consente l’accesso alla detrazione (cfr. circolare 8 luglio 2020, n. 19/E).
Successivamente, il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 9 gennaio 2020, n. 24 ha modificato il predetto articolo 3 del citato decreto ministeriale n. 58 del 2017 il quale attualmente prevede che «il progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico e l’asseverazione di cui al comma 2, devono essere allegati alla segnalazione certificata di inizio attività o alla richiesta di permesso di costruire, al momento della presentazione allo sportello unico competente di cui all’articolo 5 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, per i successivi adempimenti, tempestivamente e comunque prima dell’inizio dei lavori.».
Tale disposizione, tuttavia, si applica con riferimento ai titoli abilitativi richiesti a partire dalla data di entrata in vigore del decreto modificativo e, pertanto, dal 16 gennaio 2020.
Ne deriva, dunque, che, nel caso di specie, per gli interventi di riduzione del rischio sismico, l’Istante non può accedere né al sismabonus né al Superbonus ma può, nel rispetto di tutte le altre condizioni previste dalla normativa vigente fruire della detrazione di cui al citato articolo16-bis, comma 1, lettera i) del TUIR nella misura attualmente prevista del 50 per cento delle spese sostenute nel limite massimo di spesa di euro 96.000, da utilizzare in 10 quote annuali di pari importo (cfr. articolo 16, comma 1, del decreto legge n. 63 del 2013).
Il limite di spesa ammesso alla detrazione è annuale e riguarda il singolo immobile e le relative pertinenze; inoltre, nel caso di interventi di recupero edilizio che comportino l’accorpamento di più unità abitative o la suddivisione in più immobili di un’unica unità abitativa, per l’individuazione del limite di spesa vanno considerate le unità immobiliari censite in Catasto all’inizio degli interventi edilizi (cfr. circ. 19/E del 2020, citata).
Nel caso di specie, pertanto, ai fini della determinazione dell’importo massimo delle spese ammesse alla detrazione, occorre fare riferimento all’unica unità immobiliare censita al catasto fabbricati.

Con riferimento ai lavori sull’involucro dell’intero edificio e alla possibilità prospettata dall’Istante che l’intervento sulle strutture opache verticali dell’edificio ricada tra quelli per i quali spetta il cd. bonus facciate mentre l’intervento sulle strutture opache orizzontali e la sostituzione dei serramenti ed infissi tra quelli per i quali spetta l’ecobonus, ovvero, in alternativa, che i predetti interventi rientrino nell’ambito applicativo del Superbonus, ai sensi dell’articolo 1, commi da 219 a 223, della legge n. 160 del 2019, spetta una detrazione dall’imposta lorda pari al 90 per cento delle spese documentate sostenute nell’anno 2020 e (a seguito delle modifiche apportate dall’articolo 1, comma 59, della legge di bilancio 2021) nell’anno 2021 per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B ai sensi del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, effettuati sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi (bonus facciate).
Con riferimento alla applicazione di tale agevolazione, nella circolare 14 febbraio 2020, n. 2/E è stato precisato che:
– gli interventi ammessi al bonus facciate possono astrattamente rientrare anche tra quelli di riqualificazione energetica riguardanti l’involucro, agevolabili ai sensi del citato articolo 14 del decreto legge n. 63 del 2013, oppure tra quelli di recupero del patrimonio edilizio richiamati all’articolo 16 del medesimo decreto legge n. 63 del 2013;
– in considerazione della possibile sovrapposizione degli ambiti oggettivi previsti dalle normative richiamate, il contribuente potrà avvalersi, per le medesime spese, di una sola delle predette agevolazioni, rispettando gli adempimenti specificamente previsti in relazione alla stessa.
Analoga indicazione è contenuta, con riferimento al Superbonus, nella citata circolare n. 24/E del 2020, nella quale è stato precisato che gli interventi trainanti ammessi all’agevolazione possono astrattamente rientrare anche tra quelli di riqualificazione energetica agevolabili ai sensi del citato articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013, oppure tra quelli di recupero del patrimonio edilizio richiamati all’articolo 16 del medesimo decreto-legge n. 63 del 2013. In considerazione della possibile sovrapposizione degli ambiti oggettivi previsti dalle normative richiamate, il contribuente potrà avvalersi, per le medesime spese, di una sola delle predette agevolazioni, rispettando gli adempimenti specificamente previsti in relazione alla stessa.
Inoltre, fatta salva l’impossibilità di fruire di più agevolazioni sulle medesime spese, qualora sull’edificio si attuino interventi riconducibili a diverse fattispecie agevolabili, è possibile fruire delle corrispondenti detrazioni a condizione che siano distintamente contabilizzate le spese riferite ai diversi interventi e siano rispettati gli adempimenti specificamente previsti in relazione a ciascuna detrazione.
Nel caso di specie, pertanto, in presenza di tutte le condizioni richieste ai fini delle agevolazioni fiscali sopra richiamate, l’Istante potrà scegliere, con riferimento ai lavori sull’involucro dell’intero edificio, l’agevolazione di cui avvalersi.

Nel caso in cui i predetti interventi comportino l’accorpamento di più unità abitative o la suddivisione in più immobili di un’unica unità abitativa, per l’individuazione del limite di spesa, vanno considerate le unità immobiliari censite in Catasto all’inizio degli interventi edilizi e non quelle risultanti alla fine dei lavori. Pertanto, ai fini della determinazione del limite di spesa ammesso alle sopra richiamate detrazioni rileva l’esistenza prima dell’inizio dei lavori, dell’unica unità immobiliare censita in Catasto.

Con riferimento, infine, alla sostituzione dell’impianto di riscaldamento invernale con tre distinti impianti a servizio di ciascuna unità immobiliare derivante dal frazionamento dell’unità immobiliare, e alla possibilità che tale intervento rientri tra quelli per i quali spetta l’ ecobonus di cui all’articolo 14 del citato decreto legge n. 63 del 2013 o tra quelli “trainati” ammessi al Superbonus di cui al citato articolo 119, comma 2, del decreto Rilancio, sono agevolabili, purché rispondenti alle caratteristiche tecniche previste, gli interventi finalizzati alla trasformazione degli impianti individuali autonomi in impianti di climatizzazione invernale centralizzati con contabilizzazione del calore e quelli finalizzati alla trasformazione degli impianti centralizzati per rendere applicabile la contabilizzazione del calore mentre è esclusa la trasformazione dell’impianto di climatizzazione invernale da centralizzato ad individuale o autonomo.
Tale principio si applica anche ai fini del Superbonus atteso che il comma 1 del citato articolo 119 del decreto Rilancio espressamente dispone l’incremento al 110 per cento della «detrazione di cui all’articolo 14»» del decreto legge n. 63 del 2013, nei casi ivi elencati (ecobonus).
Nell’ambito dei predetti interventi “è ammissibile la trasformazione degli impianti individuali autonomi in impianti di climatizzazione invernale centralizzati con contabilizzazione del calore. E’ invece esclusa la trasformazione o il passaggio da impianti di climatizzazione invernale centralizzati per l’edificio o il complesso di edifici ad impianti individuali autonomi” (Allegato A, punto 10, D.L. n. 3/2020).
Pertanto, nel caso di specie, le spese per la sostituzione dell’impianto di riscaldamento non rientrano né tra quelle ammesse all’ecobonus né al Superbonus.


Agevolazione prima casa salva in caso di riacquisto all’estero documentato


Il contribuente che rivende la prima casa senza attendere cinque anni dal suo acquisto non perde l’agevolazione se compera, entro un anno, anche all’estero, un nuovo immobile e invia all’Agenzia delle Entrate i documenti comprovanti il possesso dei requisiti richiesti per l’accesso alle agevolazioni e la destinazione a dimora abituale del nuovo acquisto (Agenzia Entrate – risposta 24 febbraio 2021, n. 126).

L’agevolazione per l’acquisto della prima casa prevede l’applicazione dell’imposta di registro nella misura del 2% per i trasferimenti e la costituzione di diritti reali di godimento che hanno per oggetto case di abitazione, ad eccezione di quelle di categoria catastale A/1, A/8 e A/9.
L’agevolazione decade in caso di trasferimento per atto a titolo oneroso o gratuito degli immobili acquistati con i benefici prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto. Invece, l’agevolazione non decade nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici, proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale.
Sulla “non decadenza” dell’agevolazione, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la previsione costituisce una eccezione alla regola in caso di vendita infraquinquennale dell’immobile, eccezione che può trovare applicazione solo nell’ipotesi in cui l’immobile, oggetto del riacquisto, venga adibito ad abitazione principale del contribuente. La riportata disposizione conferisce, infatti, primaria rilevanza a tale requisito, la cui sussistenza deve essere verificata ai fini della esclusione della regola decadenziale. Proprio al fine di assicurare il rispetto di tale condizione, deve ritenersi che anche nell’ipotesi in cui l’immobile acquistato sia situato in uno Stato estero non si decade dall’agevolazione, sempreché sussistano strumenti di cooperazione amministrativa che consentono di verificare che effettivamente l’immobile ivi acquistato sia stato adibito a dimora abituale.
In tale ultimo caso, la sussistenza dei requisiti per non incorrere nella decadenza dall’agevolazione fruita, ossia che il riacquisto dell’immobile sito all’estero sia stato effettuato entro un anno dall’alienazione dell’immobile agevolato sito in Italia e che la nuova abitazione sia destinata a dimora abituale, può essere dimostrata presentando all’ufficio dell’Agenzia delle entrate competente, adeguata documentazione.
Al riguardo, il contribuente interessato può inviare la documentazione comprovante il diritto a non decadere dall’agevolazione all’ufficio competente, che valuterà sia se procedere all’emissione dell’avviso liquidazione e sia se avvalersi degli strumenti di cooperazione amministrativa, concernente la reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale tra gli stati membri del Consiglio d’Europa e i paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – OCSE.
In merito alla documentazione probatoria, ferma restando la valutazione del competente ufficio accertatore, potrebbero essere funzionali sia copia del rogito notarile di acquisto dell’abitazione sita all’estero, sia documentazione comprovante la dimora abituale nell’immobile acquistato all’estero, come fatture di fornitura di luce, acqua o gas con riferimento al medesimo immobile. I suddetti documenti dovranno essere muniti di apostille e tradotti in lingua italiana.
Tale documentazione deve essere inviata tramite posta elettronica certificata (PEC) ovvero raccomandata A/R all’ufficio dell’Agenzia delle entrate ove è stato registrato l’atto di acquisito dell’immobile sito in Italia.
L’invio di tale documentazione non preclude all’ufficio accertatore di precedere all’ordinaria attività di accertamento, sia in ordine alla gestione dell’attività di liquidazione dell’imposta, sia in ordine alla valutazione dell’idoneità probatoria, ai fini sopra indicati, della citata documentazione.


Somme illecitamente trattenute dall’amministratore di sostegno: sono reddito imponibile

La Corte di Cassazione ha affermato che le somme di cui si sia indebitamente appropriato l’amministratore di sostegno dai propri assistiti costituiscono reddito imponibile in capo allo stesso amministratore, come proventi da illecito civile. A tal fine è irrilevante che le stesse somme risultino già tassate in capo alle vittime (Ordinanza 23 febbraio 2021, n. 4778).

Il caso riguarda l’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione i proventi da reato civile, costituiti dalle somme che il contribuente ha sottratto illecitamente ai propri assistiti in qualità di amministratore di sostegno.
I giudici tributari hanno parzialmente accolto il ricorso del contribuente, ritenendo l’appropriazione indebita delle somme dei propri assistiti in sede di esercizio dell’amministrazione di sostegno non riconducibili alla fattispecie espressamente disciplinata (art. 14, co. 4, della Legge n. 537 del 1993) dei proventi derivanti da atti illeciti considerati imponibili in capo all’autore del reato; ciò in quanto, secondo i giudici, la disposizione normativa si riferirebbe solo all’attività economica produttiva di nuova ricchezza, mentre nella fattispecie le ricchezze risultano essere già state tassate presso le vittime.
La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, dichiarando l’imponibilità delle somme illecitamente sottratte agli assistiti dall’amministrazione di sostegno.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha osservato che in tema di tassazione dei proventi da reato, la normativa (art. 14, co. 4, della Legge n. 537 del 1993) stabilisce espressamente che nelle categorie di reddito individuate dal TUIR (art. 6), devono intendersi ricompresi, se in esse classificabili, i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo se non già sottoposti a sequestro o confisca penale. I relativi redditi sono determinati secondo le disposizioni riguardanti ciascuna categoria. In caso di violazione che comporta obbligo di denuncia per qualsiasi reato da cui possa derivare un provento o vantaggio illecito, anche indiretto, le competenti autorità inquirenti ne danno immediatamente notizia all’Agenzia delle Entrate, affinché proceda al conseguente accertamento.
In proposito la Corte Suprema ha evidenziato che l’orientamento formatosi in giurisprudenza prevede che:
– in tema di imposte sui redditi, i proventi derivanti da fatti illeciti, rientranti nelle categorie reddituali individuate dal TUIR (art. 6, co. 1), devono essere assoggettati a tassazione anche se il contribuente è stato condannato alla restituzione delle somme illecitamente incassate ed al risarcimento dei danni cagionati;
– la norma trova applicazione anche alle somme percepite da soggetti che si siano prestati, in base ad accordi precedentemente intercorsi, a riversare dette somme a terzi a titolo di “tangente”, essendo del tutto irrilevante, quanto all’imponibilità di tale tipo di reddito, l’intenzione di non trattenerle nel proprio esclusivo interesse, bensì di trasmetterle a terzi in base ai suddetti accordi.


Con riferimento al caso esaminato, precisano i giudici della Suprema Corte, posto che la norma in materia di tassazione dei proventi da reato (art. 14, co. 4, della Legge n. 537 del 1993) non distingue tra nuova ricchezza prodotta dal reato e ricchezza tout court, precedentemente tassata presso la persona offesa, devono ritenersi soggette a tassazione IRPEF le somme di cui si sia indebitamente appropriato l’amministratore di sostegno dai propri assistiti, in quanto pretium sceleris (prezzo del misfatto). Tali somme costituiscono reddito imponibile, senza che sussista alcuna lesione del principio di capacità contributiva (art. 53 della Costituzione), anche se il contribuente sia condannato alla restituzione delle somme illecitamente incassate ed al risarcimento dei danni, o se in capo all’autore del reato sussisteva l’intenzione di non trattenere le ricchezze percepite nel proprio patrimonio, ma di riversarle su terzi.
Inoltre, ai fini dell’imponibilità delle somme in capo all’amministratore di sostegno, risulta irrilevante che le stesse siano state tassate in capo alle vittime.

Prorogato il credito d’imposta per la quotazione delle PMI


È stato prorogato fino al 31 dicembre 2021 il credito d’imposta per sostenere la quotazione delle PMI sui mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione di uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo. (MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – Comunicato 24 febbraio 2021)

Il credito d’imposta sostiene le PMI che decidono di quotarsi in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione di uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo.


Le imprese potranno, infatti, usufruire di un credito d’imposta pari al 50% delle spese di consulenza sostenute, fino a un massimo di 500.000 euro (legge di bilancio 2018 – commi da 89 a 92 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205). Il Mise ne ha invece definito le modalità e i criteri di concessione (DM 23 aprile 2018).


L’obiettivo è quello di rafforzare la patrimonializzazione delle PMI, favorendone la crescita anche in termini organizzativi e gestionali.


Per la misura è prevista una dotazione finanziaria di 30 milioni di euro.


Le PMI potranno presentare le domande per la concessione del credito d’imposta al seguente indirizzo: Dgpiipmi.div05@pec.mise.gov.it


Fino al 31 marzo 2021 per le domande relative ai costi sostenuti entro il 31 dicembre 2020, mentre potranno essere presentate dal 1 ottobre 2021 al 31 marzo 2022 quelle relative ai costi sostenuti entro il 31 dicembre 2021.


Con la legge di bilancio per il 2021 (legge 30 dicembre 2020, n. 178, art. 1 comma 230) la misura quotazione PMI è stata prorogata al 31/12/2021.

Non paga l’Irap per il pediatra con due studi professionali


Il medico pediatra convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) che dispone di due sedi destinate a studio professionale non paga l’Irap in quanto le suddette sedi non costituiscono un indice rappresentativo di autonoma organizzazione, ma solo uno strumento per il migliore, e più comodo per il pubblico, esercizio dell’attività professionale autonoma (Corte di Cassazione – ordinanza 09 febbraio 2021, n. 3099).

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione espressasi sulla sussistenza o meno del presupposto impositivo dell’Irap in capo ad un pediatra convenzionato con il S.S.N. esercente la propria professione presso due studi.


Di fatto, come più volte ribadito dalla Corte, il requisito dell’autonoma organizzazione, quale presupposto impositivo dell’Irap, ricorre qualora il contribuente:
– sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
– impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segretaria ovvero meramente esecutive.


Quanto al significato di “autonoma organizzazione” già la Corte Costituzionale aveva puntualizzato che l’imposta incide su un fatto economico diverso dal reddito, cioè su quel quid pluris aggiunto dalla struttura organizzativa alla attività professionale, tale da costituire un indice di capacità contributiva idonea a giustificare l’assoggettamento al tributo, il che non implica alcun limite quantitativo, di prevalenza o meno rispetto al lavoro autonomo esercitato, bensì semplicemente un giudizio di valore sulla idoneità di quella organizzazione a potenziare le possibilità produttive del professionista.


Detto questo, riguardo al caso di specie, i giudici della Corte hanno chiarito che il medico pediatra convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) che dispone di due sedi destinate a studio professionale non paga l’Irap in quanto le suddette sedi non costituiscono un indice rappresentativo di autonoma organizzazione, ma solo uno strumento per il migliore esercizio dell’attività professionale.


Nessuna ritenuta sugli interessi dei finanziamenti corrisposti da un Fondo UK


Non si applica la ritenuta di cui all’art. 26, co. 5-bis, D.P.R. n. 600/1973 sugli interessi dei finanziamenti erogati da un Fondo finanziario localizzato nel Regno Unito in favore di una società a responsabilità limitata costituita e fiscalmente residente in Italia (Agenzia Entrate – risposta 24 febbraio 2021, n. 125).

L’art. 26, co. 5-bis, D.P.R. n. 600/1973 prevede la disapplicazione della ritenuta di cui al comma 5 agli interessi e altri proventi derivanti da finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese, erogati da enti creditizi stabiliti negli Stati membri dell’Unione europea, enti individuati all’art. 2, par. 5, numeri da 4) a 23), della direttiva 2013/36/UE, imprese di assicurazione costituite e autorizzate ai sensi di normative emanate da Stati membri dell’Unione europea o investitori istituzionali esteri, ancorché privi di soggettività tributaria (art. 6, co. 1, lett. b), D.Lgs. n. 239/1996), soggetti a forme di vigilanza nei paesi esteri nei quali sono istituiti.


Come chiarito nella risoluzione 12 agosto 2019, n. 76/E, l’esclusione della ritenuta opera, in ogni caso, nel rispetto della normativa bancaria nazionale disciplinante la riserva di attività per l’erogazione di finanziamenti nei confronti del pubblico allo scopo di non creare uno svantaggio competitivo per quegli operatori nazionali che, a differenza di quelli esteri, dovrebbero richiedere preventivamente l’autorizzazione all’esercizio di detta attività.


Per poter beneficiare dell’esclusione dalla ritenuta, in sostanza, il comma 5-bis richiede che gli interessi siano relativi a finanziamenti, a medio e lungo termine, erogati da talune tipologie di soggetti esteri tra i quali gli investitori istituzionali esteri, ancorché privi di soggettività tributaria, soggetti a forme di vigilanza nei paesi esteri nei quali sono istituiti.


Per “investitore istituzionale estero”, come chiarito dalla circolare 1° marzo 2002, n. 23/E, si intende l’ente che, indipendentemente dalla veste giuridica e dal trattamento tributario cui i relativi redditi sono assoggettati nel paese in cui lo stesso è costituito, ha come oggetto della propria attività l’effettuazione e la gestione di investimenti per conto proprio o di terzi.


Ai fini di tale disciplina rilevano soltanto gli investitori istituzionali esteri soggetti a forme di vigilanza nei paesi esteri nei quali sono istituiti. La vigilanza deve essere verificata indifferentemente con riferimento al soggetto investitore o al soggetto incaricato della gestione a seconda del modello di vigilanza prudenziale adottato nel paese in cui l’organismo è istituito. Inoltre, ai sensi dell’art. 6, co. 1, lett. b), D.Lgs. n. 239/1996, gli investitori istituzionali esteri devono essere costituiti in Stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni (c.d. Paesi “White list”) di cui al D.M. 04 settembre 1996.


In merito all’ambito soggettivo, la disposizione in esame non consente di procedere secondo il principio del “beneficiario effettivo”, così da ricondurre il flusso degli interessi esclusivamente al soggetto estero percettore finale del reddito ma si rivolge esclusivamente alla platea di soggetti indicati dalla stessa norma e aventi le caratteristiche sopra descritte.


Stante l’esplicito riferimento dell’art. 26, co. 5-bis, D.P.R. n. 600/1973 ai percettori di reddito, non è coerente applicare il regime di esenzione in esso previsto a beneficiari dei redditi (interessi) che non siano anche i diretti percettori degli stessi.


Sotto il profilo oggettivo, la norma richiede che i finanziamenti:


– siano erogati a soggetti che esercitano nel territorio dello Stato attività di impresa quali società ed enti commerciali e imprenditori individuali, residenti in Italia;


– abbiano una durata contrattuale di medio o lungo termine ovvero superiore a diciotto mesi.


Ciò premesso, nel caso di specie, per quanto concerne il profilo regolamentare, non sussiste una violazione del requisito della riserva di attività in quanto i finanziamenti sono concessi in favore di una società facente parte del gruppo di appartenenza, detenuta, ancorché indirettamente, nella misura del 100% dal Fondo.


Con riguardo al requisito soggettivo, il Fondo non è un soggetto autorizzato allo svolgimento di alcuna attività regolamentata ai sensi del UK Financial Services and Market ACT 2000 (FSMA).


Tuttavia, in UK la costituzione e il funzionamento di un fondo di investimento collettivo non regolamentato è comunque considerata un’attività regolamentata. Pertanto, al fine di svolgere legalmente tale attività, il fondo deve essere gestito da un soggetto autorizzato dalla FCA.


Al fine di svolgere l’attività di gestione nel Regno Unito, il gestore del fondo (il GP o il gestore a cui il GP ha delegato l’attività di gestione) dovrà essere autorizzato dalla FCA.


Ciò posto e tenuto conto che il Fondo è istituito in un paese che consente un adeguato scambio di informazioni, lo stesso può essere qualificato come un investitore istituzionale ai sensi dell’art. 26, co. 5-bis, D.P.R. n. 600/1973.


Tenuto conto, infine, che la società che riceve i finanziamenti è una società a responsabilità limitata costituita e fiscalmente residente in Italia avente per oggetto sociale la gestione di partecipazioni e che tali finanziamenti hanno una durata pari a 10 anni e, nel presupposto che tali finanziamenti non possano essere restituiti in via anticipata, in misura parziale o totale, prima di diciotto mesi e due giorni dalla data di erogazione, su tali interessi non si applica la ritenuta.


DdL Milleproroghe: conferma proroga termini di cartelle e accertamenti tributari

Il DdL Milleproroghe conferma la proroga dei termini in materia di accertamento, riscossione, adempimenti e versamenti tributari in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, disposta con urgenza dal D.L. n. 7/2021.

Il DdL Milleproroghe riprende le disposizioni contenute nell’articolo 1 del Decreto Legge n. 7/2021, confermando il differimento al 28 Febbraio 2021, dei termini in materia di notifiche di atti di contestazione, irrogazione di sanzioni tributarie, e di adempimenti e versamenti a carico di contribuenti.


In particolare, viene stabilito che:


– gli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, per i quali i termini di decadenza, calcolati senza tener conto del periodo di sospensione causa Covid-19 (8 marzo 2020 – 31 maggio 2020), scadono tra l’8 marzo 2020 ed il 31 dicembre 2020, sono emessi entro il 31 dicembre 2020 e sono notificati nel periodo compreso tra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022, salvo casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi;


– gli atti, le comunicazioni e gli inviti relativi alle imposte liquidate a seguito di controllo delle dichiarazioni dei redditi, Irap e IVA e delle liquidazioni periodiche Iva, nonché quelli relativi alle tasse automobilistiche e alle tasse di concessione governative per l’utilizzo di telefoni cellulari, elaborati o emessi, anche se non sottoscritti, entro il 31 dicembre 2020, sono notificati, inviati o messi a disposizione nel periodo compreso tra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022, salvo casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi;


– i termini di decadenza per la notificazione delle cartelle di pagamento, sono prorogati di 14 mesi relativamente: a) alle dichiarazioni presentate nell’anno 2018, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di liquidazione in esito al controllo automatizzato ai fini delle imposte dirette ed Iva; b) alle dichiarazioni dei sostituti d’imposta presentate nell’anno 2017, per le somme che risultano dovute dalla tassazione di indennità di fine rapporto, e di prestazioni di previdenza complementare connesse alla cessazione del rapporto di lavoro; c) alle dichiarazioni presentate negli anni 2017 e 2018, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di controllo formale;


– con riferimento agli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione su indicati, notificati entro il 28 febbraio 2022 non sono dovuti, se previsti, gli interessi per ritardato pagamento, e gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e la data di notifica dell’atto stesso. Analogamente, con riferimento alle comunicazioni, non sono dovuti gli interessi per ritardato pagamento dal mese di elaborazione, e gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo di cui per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e la data di consegna della comunicazione.

Per quanto riguarda i termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione viene stabilito che, con riferimento alle entrate tributarie e non tributarie, sono sospesi i termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo 2020 al 28 febbraio 2021, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi di accertamento esecutivi emessi dall’Agenzia delle Entrate e dagli avvisi di addebito emessi dall’Inps.
I versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione. Non si procede al rimborso di quanto già versato.

Inoltre, riguardo ai pignoramenti dell’Agente della riscossione, viene stabilito che nel periodo intercorrente tra il 19 maggio 2020 e il 28 febbraio 2021 sono sospesi gli obblighi di accantonamento derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima di tale ultima data dall’agente della riscossione e dai soggetti affidatari delle attività di riscossione per conto degli Enti locali, aventi ad oggetto le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza.
Le somme che avrebbero dovuto essere accantonate nel medesimo periodo non sono sottoposte a vincolo di indisponibilità e il terzo pignorato le rende fruibili al debitore esecutato, anche se anteriormente al 19 maggio 2020 sia intervenuta ordinanza di assegnazione del giudice dell’esecuzione.
Restano fermi gli accantonamenti effettuati prima del 19 maggio 2020 e restano definitivamente acquisite e non sono rimborsate le somme accreditate, anteriormente alla stessa data, all’agente della riscossione e ai soggetti affidatari degli enti locali.


 


Una disposizione di salvaguardia stabilisce, comunque, che restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e gli adempimenti svolti dall’agente della riscossione nel periodo dal 1° gennaio 2021 al 15 gennaio 2021 e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei medesimi.
Restano altresì acquisiti, relativamente ai versamenti eventualmente eseguiti nello stesso periodo, gli interessi di mora, le sanzioni e le somme aggiuntive.


DdL Milleproroghe e imposta sui servizi digitali


Prorogato il termine di versamento dell’imposta sui servizi digitali e quello di presentazione della relativa dichiarazione (art. 22-quater, DdL Milleproroghe).

L’articolo 22-quater, introdotto durante l’esame della Camera dei Deputati, riproduce il contenuto dell’art. 2 del D.L. n. 3/2021, che proroga il termine di versamento dell’imposta sui servizi digitali dal 16 febbraio al l6 marzo 2021 e quello di presentazione della relativa dichiarazione dal 31 marzo al 30 aprile 2021. La corrispondente disposizione del decreto-legge n. 3 del 2021 è abrogata dal disegno di legge di conversione.


Assemblee societarie, le modifiche del DdL Milleproroghe


Novità in materia di svolgimento delle assemblee di società (art. 3, co. 6, DdL Milleproroghe).

Il comma 6 dell’articolo 3 del DdL Milleproroghe, approvato dalla Camera dei Deputati e passato all’esame del Senato, sostituendo il comma 7 dell’art. 106 del D.L. n. 18/2020, estende l’applicabilità delle norme sullo svolgimento delle assemblee ordinarie delle SpA e Srl alle assemblee sociali tenute entro il 31 luglio 2021.
Oltre a prorogare l’ambito temporale di applicazione della richiamata disciplina, il nuovo testo dell’articolo 3, comma 6, reca due modifiche al comma 1 del citato art. 106 del D.L. n. 18/2020, che posticipa il termine entro il quale l’assemblea ordinaria delle SpA e Srl deve essere necessariamente convocata (da centoventi a centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio). Rispetto a tale formulazione, viene specificato che si tratta della convocazione relativa all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2020 e viene inoltre soppresso il secondo periodo del comma 1, introdotto per effetto delle modifiche apportate all’art. 106 del D.L. n. 18/2020 dall’art. 7, comma 2-bis del D.L. n. 23/2020, che aveva riconosciuto alle società cooperative che applicano l’articolo 2540 del codice civile la facoltà di convocare l’assemblea generale dei soci delegati entro il 30 settembre 2020.


DdL Milleproroghe: sospensione termini agevolazioni prima casa

Con il disegno di legge di conversione del Decreto Milleproroghe approvato alla Camera (ora all’esame del Senato), è stata disposta la proroga della sospensione dei termini previsti per gli adempimenti necessari al mantenimento dei benefici “prima casa” (art. 3, co. 11-bis, DdL Milleproroghe)

Nell’ambito delle misure urgenti in materia di adempimenti fiscali adottate con il cd. “Decreto Liquidità” (art. 24, D.L. n. 23/2020) sono stati sospesi dal 23 febbraio 2020 al 31 dicembre 2020 i termini per effettuare gli adempimenti previsti ai fini del mantenimento dei benefici “prima casa” e ai fini del riconoscimento del credito d’imposta per il riacquisto della prima casa.
In particolare, i termini oggetto di sospensione riguardano:
– il periodo di 18 mesi dall’acquisto della prima casa entro il quale il contribuente deve trasferire la residenza nel comune in cui è ubicata l’abitazione;
– il termine di un anno entro il quale il contribuente che ha trasferito l’immobile acquistato con i benefici “prima casa” nei cinque anni successivi alla stipula dell’atto di acquisto, deve procedere all’acquisto di un altro immobile da destinare a propria abitazione principale;
– il termine di un anno entro il quale il contribuente che abbia acquistato un immobile da adibire ad abitazione principale, deve procedere alla vendita dell’abitazione ancora in suo possesso, purché quest’ultima sia stata, a sua volta, acquistata usufruendo dei benefici “prima casa”.
È inoltre sospeso il termine di un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici “prima casa”, stabilito per il riacquisto di altra casa di abitazione al fine del riconoscimento, in relazione a tale ultimo atto di acquisto, di un credito d’imposta fino a concorrenza dell’imposta di registro o dell’imposta sul valore aggiunto corrisposta in relazione al precedente acquisto agevolato.
Il DdL Milleproroghe modifica l’art. 24 del D.L. n. 23/2020 posticipando il termine finale del periodo di sospensione fino al 31 dicembre 2021.